Viale della Primavera, 319/B - Roma      +39 348 450 5864

Caricamento Eventi
  • Questo evento è passato.

America America, le poesie, le canzoni, il sogno.

febbraio 16 @ 19:30 - 23:00

Venerdi 16 Febbraio ore 19:30

Altra tappa degli incontri

‘Letture al casale’ 

Con il contributo di Pasquale Grella e Piero Brega

 

Serata dedicata alla storia della controcultura americana di forte stampo antiautoritario e libertario.

Ad apertura della serata un filmato sul Living Theatre che nel 1980 si insediò a 100celle e organizzò molte performance in piazze e strade di 100celle, Don Bosco e Quarticciolo.

A seguire letture dal numero della rivista “A/parte”, dalla quale si estrarranno alcune voci dei poeti americani presenti al festival internazionale dei poeti di Castel Porziano, Ginzberg, Corso,Ferlinghetti.

Dopo una pausa aperitivo/ cena


Ore 21:00
TRIBUTO A DYLAN

 

PIERO BREGA accompagnato da
LUDOVICO PICCININI presentano

DYLAN DA QUI
(I believe the songs)

E’ un’evocazione di Dylan visto da qui. Nato da un ricordo giovanile e poi, con interruzioni, qualche decennio di interesse artistico. Continuato in una cantina come esperimento e scommessa musicale, ecco questa performance, spettacolo, questa roba
è musica e racconto di un lungo rapporto con le canzoni di Bob Dylan, da “Freewheeling” ad oggi. Canzoni scelte dal suo sterminato repertorio. Tre tradotte in italiano. Per le altre qualche parola sul significato e il contesto attraverso citazioni, cronache e aneddoti.

Piero Brega – canto, chitarra, armonica – Cantastorie, songwriter, interprete della canzone di tradizione orale del centro Italia, dylaniano
Ludovico Piccinini – Chitarra – strumentista eccelso dal classico al blues e filosofo dylaniano

Le canzoni: Blowing in the wind, Mr tambourine man, It’s all over now baby blue, Don’t think twice it’s all right, Desolation row (tradotta), Chimes of freedom (tradotta), When the deal goes down, My back pages, Working man blues #2, Make you feel my love, Masters of war, A hard rain is gonna fall, Man in the long black coat, Ring them bells, Sad eyed lady of the lowlands (tradotta), To Ramona.

Nato come folksinger dal suo primo affacciarsi a NY nel 61, sentirà poi sempre più andargli stretto il ruolo di cantante di protesta, il lasciapassare fino al festival folk di Newport. Ma sempre li nel 65 si presenta come front man di un gruppo rock passando dalla musica acustica all’elettrica, dai festival studenteschi allo showbiz, ricevendo in cambio un’accusa di tradimento dal mondo del folk e da molti suoi fans. ”Giuda !” Qualcuno grida poco dopo ad un concerto a Londra. Dylan risponde “Sei un bugiardo” e chiede alla band di suonare più forte il brano scandalo che è “Like a rolling stone.

Bob Dylan incarnazione dell’Hobo, il personaggio reale e mitico, il nomade delle migrazioni dal Midwest alla California, espropriato dalla siccità e dalla carestia. Fotografia della classe subalterna sulla quale Dylan forma il suo pensiero etico, dalle istituzioni al modello sociale, alla guerra, mentre ricerca, interpreta, canta ogni segnale di cambiamento. Fonte della sua poetica sono le canzoni della tradizione, l’amato pozzo sacro nel quale pescare e rubare liberamente, celebrare in tutti i modi possibili. Alla domanda di un giornalista che gli chiede quale religione egli professi, dopo essere passato dalla religione ebraica a quella cristiana e avendo poi abbandonato, Dylan risponde: ”I believe the songs”.
Più Dylan rifiuta di farsi catalogare, più gli viene incollata un’etichetta: sopra c’è scritto che i protagonisti e i destinatari delle sue canzoni sono l’intero paese.
Si pensa altrimenti all’evoluzione di un percorso poetico che lo ha portato di fronte all’altro da sé, alla coscienza morale, all’abisso, al mistery tramp, il vagabondo misterioso personaggio di tante canzoni tradizionali USA, l’ebreo errante che egli interpreta tenendo a fianco a sé Rimbaud, Keats, la beat generation, la Bibbia.
Ipse dixit: “Qual è il mio sentimento dominante? Non è la politica, non è il pacifismo, io vivo nel terrore, compro e vendo terrore e ci guadagno sopra”. Ciò potrebbe spiegare la scontrosità, la mancanza di ogni ombra di sorriso nei rapporti istituzionali come nell’affacciarsi su un palco. Ma Dylan non ha bisogno di buone maniere al contrario di uno sconosciuto folksinger di provincia che lo interpreta, lo traduce e lo canta.

Dalla lettera al Nobel
Porgo i miei più calorosi saluti ai membri dell’Accademia svedese e a tutti gli altri illustri ospiti qui presenti questa sera.
Mi spiace non poter essere lì con voi di persona, ma vi prego di considerare che sono sicuramente con voi nello spirito e che sono onorato di ricevere un premio così prestigioso. Vedersi assegnato il Premio Nobel per la Letteratura è sicuramente qualcosa che non avrei mai potuto immaginare…
…Se qualcuno mi avesse mai detto che avrei avuto la minima possibilità di vincere il Premio Nobel, avrei pensato che avrei avuto le stesse possibilità di andare sulla luna…. Ho iniziato a pensare a William Shakespeare, la grande figura letteraria. Suppongo che pensava a sé stesso come a un drammaturgo. Il pensiero che stesse scrivendo letteratura non avrebbe potuto entrare nella sua testa. Le sue parole furono scritte per il palco. Destinate a essere recitate, non lette. Quando stava scrivendo l’Amleto, sono sicuro che stesse pensando a molte cose: “Chi sono gli attori giusti per questi ruoli?” “Come dovrebbe essere messo in scena?” “Voglio davvero ambientarlo in Danimarca?”. La sua visione creativa e le sue ambizioni erano senza dubbio al primo posto nella sua mente, ma c’erano anche questioni più banali da considerare e trattare. “Il finanziamento è a posto?” “Ci sono abbastanza buoni posti a sedere per i miei finanziatori?” “Dove posso procurarmi un cranio umano?” Scommetto che la cosa più lontana dalla mente di Shakespeare fosse la domanda: “Questa è letteratura?”…
…Ma, come Shakespeare, anche io sono spesso occupato a perseguire i miei sforzi creativi e ad affrontare tutte le questioni banali della vita. “Chi sono i migliori musicisti per queste canzoni?”; “Sto registrando nello studio giusto?”; “Questa canzone è nella giusta tonalità?”. Certe cose non cambiano mai, neanche dopo 400 anni. Non una sola volta ho avuto il tempo per chiedermi: “Le mie canzoni sono letteratura?” Perciò, ringrazio l’Accademia Svedese, sia per aver trovato il tempo di prendere in considerazione questa domanda e per aver fornito una tale splendida risposta.
I miei migliori auguri a tutti voi, Bob Dylan

 

Evento Facebook

Dettagli

Data:
febbraio 16
Ora:
19:30 - 23:00

info@lsa100celle.org

Login