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AVETE FATTO MALE I “CONTI”
6 Aprile 2017 @ 10:00 - 12:00
Giovedi 6 aprile alle h 10 saremo in forma di presidio- sit-in davanti alla Corte dei conti. (Di seguito il comunicato)In contemporanea si svolgerà l’udienza per danno erariale contro i dirigenti del patrimonio. L’udienza discuterà se accorpare o mantenere separati i procedimenti.
L’esito di questa udienza può avere grande rilevanza per la vertenza spazi… noi, e non solo noi, siamo decisamente più cauti sulla ricaduta di un eventuale accorpamento dei procedimenti e semplicemente cogliamo questa occasione per non rimanere fermi in attesa del nuovo regolamento.L’idea è di fare un passaggio di un paio d’ore con striscione e cartelli, nel numero più largo possibile, per denunciare il ruolo della corte dei conti nel condizionamento dell’azione amministrativa come di quella politica, per riaffermare che il tema della gestione del patrimonio non può essere trasformato in un mero problema tecnico-procedurale ma va affrontato e risolto con gli strumenti della politica.
L’appuntamento del 6 è infatti una tappa di avvicinamento alla contrattazione sul nuovo regolamento che verrà depositato in commissione probabilmente tra il 5 e il 12 aprile, a quanto ci hanno detto nel tavolo dello scorso 18 aprile. Andrà quindi condiviso e discusso collettivamente appena abbiamo un testo o degli elementi più concreti.
************************************AVETE FATTO MALE I CONTI
Il 6 aprile avrà luogo una prima udienza del procedimento per danno erariale che la Corte dei Conti ha intentato contro tutti i dirigenti del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale. Ciò che si contesta è che alcune presunte irregolarità formali nei procedimenti di assegnazione dei locali del patrimonio indisponibile capitolino – utilizzati per la gran parte da associazioni e spazi autogestiti – avrebbe prodotto un danno economico per la città. Ciò che quindi effettivamente si svolge in questi luoghi non conta: conta la procedura, non il valore sociale.
A pagare il prezzo, nel senso letterale del termine, di questa azione non sono solo i dirigenti sotto procedimento ma, cosa tanto più odiosa, le associazioni e le esperienze di autogestione che vedono rovesciarsi la responsabilità sulle loro teste, in un gioco di scarica-barile, attraverso determinazioni dirigenziali con richieste di arretrati esorbitanti per canoni di locazione a valore di mercato, mai pattuiti, e con le ingiunzioni di sgombero. Una vera e propria truffa ai danni del sociale, insomma, causata solo ed esclusivamente dall’inefficienza della burocrazia amministrativa.
La pressione esercitata con “eccesso di zelo” e illegittimamente dalla Corte dei Conti sui dirigenti del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale e sugli organi politici della Città, infatti, ha aperto le porte a una attività auto-cautelativa, cieca, sorda e muta, dell’apparato amministrativo e alla ormai famigerata delibera 140/2015, approvata durante la giunta Marino e finora mai posta in discussione nella sostanza dalla giunta Raggi.
Le conseguenze di questa azione congiunta rischiano di essere catastrofiche: sta attaccando le condizioni di esistenza stessa di quelle realtà che, in autonomia e senza scopo di lucro, ogni giorno da anni costruiscono dal basso welfare municipale, servizi alternativi, socialità, sport, cultura, accoglienza e solidarietà. La cittadinanza attiva di Roma è messa sotto accusa e ricattata, confusa con fenomeni di corruzione e clientelismo di cui ha rappresentato finora l’unico vero antidoto. Sono molte le associazioni che per salvaguardare i legali rappresentanti stanno riconsegnando le chiavi dei loro spazi, consegnando di fatto all’abbandono quel patrimonio che hanno valorizzato, manutenuto e sottratto al degrado a cui sarebbe stato, e purtroppo sarà, destinato.
Ma sono molte di più le realtà che resistono alle minacce. È la città solidale che ha preservato il tessuto sociale della città attaccato dalla crisi, dall’impoverimento diffuso, dai tagli alla spesa sociale e culturale, dalla speculazione, dalla messa a profitto del tessuto urbano, che ha garantito il diritto alla città per tutti.
Questa azione sta di fatto imponendo, ben al di là dei limiti delle funzioni della Corte dei Conti, la linea politica del perseguimento della sola valorizzazione economica del patrimonio, sottraendo quindi il controllo democratico e la decisione a chi la città la vive e la abita. È l’ideologia del bando non a caso l’esito di questa logica “contabile”, che impone la concorrenza – non la trasparenza – sul “mercato” del sociale e la misurazione dell’utilità sociale su scale arbitrarie e calate dall’alto al fine esclusivo di agire una selezione, laddove i principi che ispirano da sempre le nostre attività sociali, culturali e autogestite sono i principi della solidarietà, dell’inclusione, della cooperazione, dell’evidenza pubblica dei processi di attivazione diretta dei cittadini.
Si pone quindi un problema democratico che va affrontato e risolto con gli strumenti della politica e della partecipazione, non con l’asimmetria del ricatto. Con la serenità, quindi, che solo una immediata moratoria può garantire. Tenendo fermo il principio per il quale l’affidamento degli immobili pubblici alle realtà sociali, in questi anni, non ha prodotto alcun danno erariale, ma ha anzi valorizzato quei beni e arricchito i territori su cui essi insistono.
Non lasceremo che Roma venga depredata del suo patrimonio più prezioso. È fondamentale che la politica torni oggi a rivendicare la propria autonomia, contro i tecnicismi e la burocratizzazione che – in maniera occulta – tentano costantemente di scipparle la capacità di decisione. Non è più tollerabile che ogni atto politico venga giustificato come un atto “imposto” o “dovuto”, in base a procedure, cavilli, parametri contabili, giudizi di presunta legittimità. La decisione sull’uso del patrimonio pubblico – per il passato e per il futuro – deve essere una decisione politica, condivisa la città e con chi, in questi anni, ha reso vivo e vitale quel patrimonio. Per questo chiediamo che la scrittura del nuovo Regolamento delle Concessioni avvenga in maniera davvero partecipata. Rivendichiamo il riconoscimento immediato dei beni comuni urbani, cioè dell’uso comune e condiviso degli spazi che i territori e le comunità animano e costruiscono ogni giorno.
Appuntamento davanti alla Corte dei Conti – Viale Mazzini, 105 giovedi 6 aprile ore 10
AVETE FATTO MALE I CONTI: ROMA NON SI VENDE, LA CITTÀ SOLIDALE SI DIFENDE!
#DecideRoma
Decide Roma – Decide la città
